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Che mariposa
"Como sas nues iscuran ya su chelu limpido e s'anima mea.
Iscandrio lentu e paret chi totu in d'unu su mundu siat atesu.
"Rayu ch'isgarras sas nieddas nues a mime torra sa lughe!"
Apo a essere che una mariposa pria oruga in un iscura notte, impresonada in su bozzulu meu, ma mariposa apo a essere.
Apo aere pagura de sa lughe, lughe che dae bozzulu intendu.
Istranu lucore e ite calore! Ma cudda lughe apo aere!
Apo a essere che sa mariposa, lughe chi sa finta notte isclariat.
Est finta sa notte de s'anima mea! Che Mariposa apo a essere!
Apo aere colores dae cada frore donados in cada una bida.
Iscandrio e iscanzo pensende che infinidade de colores galu apo aere!"
traduzione:
"Come una farfalla, come una fiammella. Ora le nuvole oscurano gia' il cielo limpido e l'anima mia.
Scivolo lento e pare che all'improvviso il mondo sia lontano.
"Raggio che squarci le nere nuvole resistuiscimi la luce!"
Saro' come una farfalla, prima bruco in un'oscura notte. Imprigionata nel mio bozzolo...ma farfalla saro'!
Avro' paura della luce.Luce che dal bozzolo appena percepisco...strano chiarore e che calore! Ma quella luce avro'!
Saro' come una fiammella, luce che la falsa notte rischiara. E' falsa la notte dell'anima mia! Come la fiammella saro'!
E avro' i colori da ciascun fiore donati in ciascuna vita.
Scivolo e sorrido pensando che infinita' di colori ancora vivro'..."
( canzone della tradizione popolare sarda )
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Regalatemi il mare per conoscere l'Uomo.
Io sono un mare.
Giovanna Mulas
- Non a caso, e finalmente, candidata italiana al Nobel per la letteratura. Lughe De Chelu (e Jenna de bentu) e' il libro della maturita' stilistica raggiunta, della luce
personale scoperta, o forse solo ritrovata nella Sardegna Madre.
(H. Maensfield)
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Fascino un po' gotico, effetti di suspense e sorpresa ben studiati. Piacere della lettura garantito. E forse anche qualcosa di piu'.
(L. Dobrilovic)
- E' l'architettura narrativa il pregio piu' evidente del romanzo di Giovanna Mulas (Lughe De Chelu e jenna de bentu, n.d.r.). Il tempo che vi scorre, annodando la
vita di tanti personaggi, e' un fiume nelle cui acque passato presente e futuro si confondono, secondo la gia' collaudata teoria del flusso di coscienza bergsoniana. (...)
Il dialetto come radice, integrita' dell'io, affetto fondante. La sua cantilena e' il ritmo della primordialita', visto che canta sulla bocca di streghe, cosi' solidamente
rievocate, che afferrano i segni del destino e li addomesticano dentro il sopore della formula e del rito oralmente tramandato.
(F. Alaimo)
- (...) La qualita' di scrittura della Mulas: moderna, disinibita, ricca di invenzioni verbali, con pagine descrittive splendide. Rivive il fascino della Sardegna, natura
e umanita', anche attraverso la parlata del luogo (Lughe De chelu, n.d.r.), e insieme lo scavo psicologico; in tal modo lo stile plasma la materia linguistica con nuove
soluzioni in un lessico oltremodo personale.
(L. Nanni)
- (...)E ora un'intuizione, non un'interpretazione: con questo libro (Lughe de Chelu e jenna de Bentu, n.d.r.) la Mulas tocca vette alte, coraggiose. Affronta un
rischio; quello di svelare interamente il se'. Ma che altro e', la letteratura, se non affrontare i rischi della propria storia, della propria terra, del proprio linguaggio?
(M. Ramirez)
- E' talento. Talento allo stato puro.
(U. Laversa, S. Wood)
- (...) S'impone fin dalle prime pagine con un testo dai forti contenuti emotivi, in cui viene privilegiato il lavoro di scavo e di analisi della personalita', sia pure
mediato e reso narrativamente efficace da una costruzione romanzesca di grande effetto abilmente sorretta da dialoghi di notevole intensita'
(M. Attento)
- Se scrivere e' regalare emozione Giovanna Mulas, con la potenza di scrittura che le e' propria, ha vinto. C'inchiniamo davanti a lei, maestra di sensi.
(A. Aletti)
- (...)Uno stile secco, nervoso, a tratti scarno scandisce la distanza tra finzione e realta', talvolta sovrapponendosi a sensazioni vaghe altre volte, le piu' riuscite,
creando un'intercapedine ideale per meglio avvolgersi e lasciarsi cullare da una sottile, palpabile malinconia.
(V. Crociani Pedrino)
- (...) Ma chi e', in realta', questa Giona Demura (Lughe de Chelu, n.d.r.); coraggiosa, vera, maledetta madre e femmina sarda, se non l'essenza e la fisicita'
dell'autrice stessa?
(G. Highland)
- (...)Lontana dagli eccessi della narrativa italiana piu' giovane, conoscitrice di stili nordici e occidentali resi con personale grazia e autonomia;(...) apre uno
spaccato avvincente di vita e contemporaneita'.
(G. Luongo Bartolini)
- (...)il nostro mondo iperconsumistico scoraggia la fantasia. Ma ancora, e per fortuna, esistono donne capaci non solo di leggere fiabe, ma anche d'inventarle.
(M.R. Cutrufelli)
- (...) La Mulas, lo si capisce in fretta, non e' alle prime armi. Ha un vero talento per l'invenzione narrativa, ama farsi prendere al laccio dai personaggi, adora
creare dialoghi (punti di forza dei suoi libri) reali, diretti, in cui si sentono vibrare gli accenti di vere emozioni
(B. Cerulli)
- Era un'afosa sera dell'estate di due anni fa, quando entrai per la prima volta nella Sala Teatro dell'Associazione culturale Dante Alighieri a Parigi invitato
dalla Presidente dell'Associazione, l'efficientissima e dolce Madame Ehanrooth . Brusio francofono attraversava l'ambiente, il normale brusio noioso e petulante che
serpeggia tra persone non tanto abituate al clima del teatro ma amanti dello stesso o del vento di peccato che si respira tra i tendaggi di velluto porpora - ; quel
borbottare leggero come note sollevate e sospese a mezz'aria tra cielo e terra, tra cio' che e' e cio' che sara'. Avevo sentito gia' parlare della Mulas tra i miei colleghi;
"E' un cane sciolto", diceva qualcuno, "La bellezza dei suoi occhi eguaglia solo il suo talento" mi aveva assicurato qualcun altro ed io, che a pseudo neo scrittori
da baraccone e scrittrici dal porno best-seller facile sono purtroppo avvezzo, debbo confessarvi che avevo bevuto critiche ed elogi con lo stesso entusiasmo con cui ci
si potrebbe imbottire quotidianamente di olio di ricino. Sedetti in seconda fila, notai con meschino compiacimento che non tutti i posti erano ancora stati occupati e
probabilmente non lo sarebbero stati per l'intera serata. E il brusio aumento', poi tacque. Credo che sentii subito che era lei spiandone i silenzi schivi, guardandone
i movimenti giovani da "mare inquieto", come ama autodefinirsi, gli occhi che penetrano quelli dell'interlocutore scavando cio' che c'e' oltre il semplice dire.
La definii un "pensiero che cammina". E quando recito', davanti ad un pubblico in trance, un estratto da Passaggi per l'Anima, suo primo romanzo, capii di trovarmi,
finalmente, davanti ad una scrittrice. Libera dentro, alla ricerca continua del perche' di ogni cosa. Questo "perche'" e' anche in Passaggi per L'Anima steso, su
ammissione della stessa autrice, varie volte prima del regalo finale alle stampe. Nell'opera si intuisce una Mulas in nuce; quella che sboccera', purtroppo o per
fortuna a causa del dolore che ha piu' volte attanagliato prepotentemente la sua vita di donna, nella scrittrice che e' oggi, vincitrice di cinquantadue primi Premi
Letterari Internazionali, Nomination all'Accademia dei Nobel per la letteratura, autrice sardo / italiana di Lughe de chelu (e jenna de bentu) e
Mater Doloris, mama de sa suferentzia ( la prima, attenzione, ad osare il felice matrimonio tra stili, miti nordici ed il dialetto, la cultura,
le tradizioni della Sardegna isola madre ), quella che nella nuova edizione del romanzo (la terza) ha voluto aggiungere la firma del suo alter ego Giona Demura,
a dimostrare che quella fetta di sofferenza ormai conosciuta alla stragrande maggioranza del suo pubblico di lettori e che ha contribuito a fare di lei un personaggio
prima che una scrittrice; puo' camminarle finalmente al fianco giorno per giorno, senza paure. Non voglio aggiungere altro, qui Lilith cammina a fianco della luce, il
dolore di ieri per la maturita' dell'oggi e l'opera, unica, della scrittrice del sempre.
(Prof. A. Herakleidoupulos)
- Giovanna Mulas e' autrice di grossa competenza letteraria e con molti contatti nel mondo della cultura europea. Le sue influenze stilistiche, dalla cultura madre
sarda alle suggestioni dei romanzi nord-europei, sono talmente singolari ed eterogenee da farla sembrare un'autrice della terra di nessuno.
Tutto questo le e' valso, recentemente, anche una candidatura al Nobel.
Resta pero' un'autrice di difficile lettura. Da una parte, le sue trame sembrano essere lontane nel tempo e, se per certi versi toccano, come le tragedie greche, temi
classici, per altri ispirano un senso di non tangibilita' su quella che puo' essere la coscienza storica di un lettore attuale. In un certo senso non sembrano dare traccia
del loro tempo; e, se questo rende il libro universale, lo rende anche molto meno disposto a scaldare, elettrizzare, motivare il suo lettore. Questo accomuna la scrittrice
ad altri autori italiani, come Alessandro Baricco, che sembrano rifugiarsi in un luogo della letteratura che non esiste in realta'.
D'altra parte, per Giovanna Mulas, il discorso vale solo a meta'. La sezione sarda del libro e' vera, tangibile anche se molto impermeabile. Viene alla mente un altro
scrittore italiano; Marcello Fois con la sua Sardegna carica di sofferenza, appunto, e di spigoli. Rispetto a Fois, l'autrice di Mater Doloris e' molto piu' interiorizzata,
molto piu' in preda al flusso di coscienza; la sua scrittura si fa molto spesso simile al linguaggio della poesia. E non sempre e' un bene.
Ma se si prende questo libro non come un romanzo ma come un atto lirico, lo si puo' leggere in una maniera diversa che gli conferisca il valore che probabilmente ha.
Piu' interessante della trama sembra essere il linguaggio, lo stile, l'uso creativo dei flash-back; che affonda le radici nella poesia, appunto, che e' genitore di uno stile
a tratti bellissimo e che si fa intrecciare dai venti del dialetto sardo.
E restituisce quel sapore di mare, terra, memoria e dolore che abitano la memoria di questa autrice.
(Nicola Manuppelli)
- In questo suo nuovo libro l'autrice sarda Giovanna Mulas, direttore della rivista letteraria Isola Nera patrocinata dall’Unesco, ci propone alcuni suoi testi che sembrano al recensore per certi versi
(formali) eterogenei, per altri (più sostanziali) affini, tenuti agilmente assieme dal filo rosso di un sentire acceso e acuto.
Un libro, Delle trascorse stagioni, in cui i pastori sardi sono elevati a guardiani dell’Eterno, un Eterno che non sapevano neppure esistere se non per la parola antica trasmessa dai padri, dai nonni,
e collocati in una dimensione di spazio limitato ma non limitante, in cui perfino le pietre, se potessero parlare, avrebbero mille incredibili storie da raccontare, con la loro brava moralis fabulae.
Mulas ha i sensi vicini alla Natura, pronta a coglierne ogni sfumatura.
Se in Lughe de Chelu cantava il mare (cercando per questa via di sondare l’Amare) e le sue suggestioni, in quest’ultimo più complesso lavoro cerca di attraversare il vortice, ora gioioso, ora tragico,
delle varie fasi della vita, della campagna sacra e profana, i cicli della luna ed il susseguirsi discreto delle stagioni appunto.
Forse lo stesso mettere radici in Ogliastra le ha conferito un regale rispetto (devozione?) per le figure umili e preziose dei contadini, il loro seminare e poi raccogliere i giusti frutti di una fatica
atavica?
Probabilmente sì. Quel che è certo è che, se l’uomo fosse capace di capire/carpire la Verità ultima della vita, non servirebbero più leggi astruse per disciplinarne le azioni, ma basterebbe il rispetto di
una Ratio universale e spaventosamente semplice e pura, dunque vera, un Logos non soggetto agli arbitri del caso o agli egoismi dei singoli.
La vera dignità – forse questo il messaggio estremo di questo libro – sta nel pensiero. Dunque nella parola che, quando crea letteratura, si fa Arte e lascia a bocca aperta, conducendo la mente altrove,
sospendendo il respiro.
Un libro delicato e crudele al tempo stesso, dunque, che finisce per raccontare, non si sa quanto scientemente, la fragilità dell’uomo postmoderno, mai come oggi canna al vento, tenendo in debita
considerazione certa memoria autobiografica della Mulas che, novella Lalla Romano in versione più mediterranea, prende spunto da singoli episodi ed esperienze per rielaborare il vissuto sul relazionarsi
con i propri genitori o su categorie più ampie (sul bene ed il male) e perfino sull’anima propria come del mondo intero.
Le stagioni sono trascorse, l’autrice si scopre donna, moglie e madre.
È tempo di ripensare il passato e le sue lezioni, per meglio dominare il futuro.
Convincenti anche le storie ambientate all’estero, sia per delicatezza di tratto che per l'ispirazione nella selezione più opportuna di uomini ed ambienti, mentre la scelta di disseminare il materiale affabulatorio di espressioni dialettali differenzia non poco la Mulas dalla generale mediocrità che caratterizza, facendola piatta e monocorde, la narrativa al femminile più giovane.
Indispensabile risulta la consultazione del glossario in calce all'opera.
(Recensione Delle trascorse stagioni del giornalista e scrittore Fernando Bassoli)
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