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L'ultima pubblicazione di Giovanna Mulas disponibile in libreria

L'ultimo libro di Giovanna Mulas


Animus-Anima di Giovanna Mulas

Da Mater doloris -mama de sa suferentzia)

(...) a Serafino su maccu, fizu de Manlio Manca e Peppa Lai, sa fiza prus distinta de compare 'Ntoni Marras. Lo chiamavano Fenu da Fenugu, finocchio, ch'era alto e segaligno, dinoccolato, pareva eclissarsi ad ogni contrazione d'aria. Viveva fuori Lanusei; all'agro, andava cincischiando lui, tronfio come un pavone al tempo degli amori. E non lavorava, Serafino. Sbarcava il lunario, incravattato e profumato di muschi irlandesi nonostante gli scarponi da lavoro bassi bassi, dal cappellotto logoro e la suola a buchi, badile e roncola sempre in pugno e la carriola arruginosa abbandonata nell'aia.


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LE LETTERE RICEVUTE DA GIOVANNA MULAS
LEGGE BACCHELLI PER GIOVANNA MULAS!

di Beppe Costa


Raccolgo gli appelli che arrivano da poeti e scrittori:
Giovanna Mulas scrittrice sarda ha bisogno di tutti noi. Sosteniamo cosi' come fu fatto per Alda Merini che ha ricevuto il sussidio come scrittrice dopo infinite traversie e appelli in eta' assai avanzata.


Caro Presidente, per dirla alla Gaber, sono orgoglioso di essere italiano, perche' scopro, non grazie alla tv o ai giornali, che abbiamo musicisti, scrittori e poeti che, bistrattati e sconosciuti in vita, dopo la morte, a volte molto dopo, gli stessi critici che li hanno condannati li festeggiano, gli stessi giornali, gli stessi giornalisti.
Qualche volta si salvano per motivi che sono i piu' strani, se Pasolini non fosse stato "misteriosamente" ucciso ci sarebbero 5, 6, 12 programmi all'anno sulla sua morte? Neppure mezzo sulla sua opera. E gli altri Pratolini, Vittorini, Berto, Sciascia, persino Moravia???
Possibile che alcuni dei nostri monumenti nazionali della letteratura valgano meno di un semaforo?
Ma i nostri monumenti letterari non hanno piu' neppure quello spazio su RAI TRE fra le 3 e le 4 del mattino, almeno quello! No! Neppure quello!
Nel 1986 riuscii, durante il governo Craxi, con l'aiuto di Adele Cambria e di Dario Bellezza, a fare applicare per la prima volta la legge Bacchelli, in favore di Anna Maria Ortese, festeggiata oggi con tavole rotonde, libri, articoli su giornali, qualche volta dagli stessi che l'avevano emarginata in vita e che, durante la mia battaglia in suo favore, non si fecero avanti, salvo qualcuno come Leone Piccioni e qualche sparuto altro.
Quella lotta mi costo' grande fatica e mi distrusse e allontano' piu' di quanto non fosse accaduto alla Ortese.

Fernanda Pivano, Arnoldo Foa', Giovanna Mulas, il caso piu' attuale, o Alda Merini sono e sono stati un onore per il nostro paese? Se si', si pensi anche a loro, in vita, o almeno non si "festeggino" dopo.
Qualche volta li si vorrebbero senatori ma, accade che qualcuno poi protesti per la loro eta' che non e' molto diversa da quella di Andreotti! O no?

E io scrivo:

quando la dignita' e' scambiata per masturbazione mentale


di Giovanna Mulas


In questi giorni c'e' stato chi mi ha scritto che avrei fatto prima e bene a farmi soldi sul marciapiedi, per guadagnare in proporzione alla mia valenza fisica.
E' interessante vedere come, socialmente parlando, dal 2003 - quando cioe', quasi come provocazione, e' stato richiesto a mio favore il sussidio della Legge Bacchelli- ad oggi, l' Italia della cultura o pseudo tale si sia letteralmente spaccata in due. Ne parlavo proprio questa mattina con mio marito ( a proposito...anche lui, poeta e giornalista noto in America latina, che ha deciso di vivere e morire della propria arte) , di quest' Italietta indecisa, a volte meschina: da una parte i Poetucoli del Nulla, gli apparenti superficiali nichilisti che scagliano pietre come mangiano spaghetti senza assolutamente conoscere le altrui realta', dure o meno dure che siano, quelli che si definiscono scrittori ma vivrebbero benissimo anche senza una penna in casa. Dall' altra parte troviamo gli umili, i piu' grandi, che non giudicano ma rispettano. Ed il rispetto, amici miei, mai deve mancare nell' Arte; che tutti ci accomuna in liberta'. Un punto che mi preme precisare: non amo girarmi i pollici cercando l' illuminazione letteraria che non sempre, e' lapalissiano, arriva. Do costantemente lezioni di scrittura nella mia realta' locale e quelle vicine agli autori che giudico promettenti talenti, seppure timorosi di esporsi. Non amo chiedere una quota fissa. Ognuno e' libero di pagarmi come crede, anche con una bottiglia di olio o di vino rosso, quello buono, che solo qui in Ogliastra abbiamo. Pure il Cabernet, pero', l'accetto bene. Vari autori hanno frequentato i miei laboratori letterari ( un' antologia ne raccoglie i primi scritti, per i tipi dell' Editrice Universitaria UNIService) in modo assolutamente gratuito. Ho inventato con mio marito Dei Versi, la letteratura avvicinata alle genti piu' semplici; l' accademia che scende in piazza. Con Gabriel, una ballerina professionista e un cantautore chitarrista andiamo in giro per le piazze nazionali ed estere( chiariamo: a spese del comune che ci invita. Il Festival di Poesia dell' Havana eventualmente ci paga il biglietto, per garantirsi la presenza. Nulla da nascondere, signori.). Dirigo Isola Nera (in lingua italiana) ed Isola Niedda (in limba sarda), rivista di letteratura dove vengono pubblicati on line e a titolo gratuito, lo sottolineo, autori meritevoli di attenzione. La loro opera, non la mia, e' divulgata in tutto il mondo. Ed io, su questo, non guadagno niente se non il piacere di evidenziare eventuali nuovi talenti letterari nazionali. Attualmente stiamo lavorando con mio marito affinche' i format Isola Nera vengano patrocinati dalla Regione Sardegna e quindi pubblicati in cartaceo. Sarebbe una bella vittoria, per noi e soprattutto per quei giovani scrittori che avrebbero un' opportunita' in piu' per farsi notare da quel mondo cosi' complesso, lontano dalla realta' e fatto di bustarelle e ruoli mal ricoperti quale e' quello dell' editoria nazionale.
Tutto questo perche' si fa? Per incoscienza certo, ma soprattutto per passione verso quella che e' la propria vita, la scrittura. Quello che io scrivo, lo vivo. Coerenza tra parole e azione. Questo insegno prima ai miei figli, poi ai miei allievi. Infine voglio avere la presunzione di poterlo regalare ai miei lettori. E se di coraggio o incoscienza si tratta, beh, se qualche orecchio o occhio benpensante ho ferito, scusatemi. Lasciamolo dire a chi verra' dopo di noi, o al tempo: semplicemente il tempo parlera'.
Non ho scelto di fare la scrittrice e fare la vita magra per sofferenza intelluttuale, masturbazione mentale. Io nasco scrittrice. E' la mia vita. Non esistebbe Giovanna Mulas donna, senza la sua scrittura.
Questo non significa che non mi abbia sporcato le mani lavorando davvero, come ha scritto il sapiente di turno. Ho lavorato lavando piatti nei ristoranti, cantando in locali per pubblico perso nella birra, recitando, disegnando magliette, facendo le assicurazioni e vendendo giornali e...e... . Pure ho avuto l'opportunita' di stabilirmi in pianta stabile a Roma, dove lavoravo come stilista emergente. Pensate che guadagni. Uff...non da poco eh, visto l'attuale panorama economico che mi riguarda. Ma trovavo la superficialita' di quel mondo schiacciante. Ho preferito tornare in Sardegna, nel mio mare, le mie genti. Soffrire questa scelta ma farla in maniera consapevole, coerente, soprattutto dignitosa.
Vivere della mia scrittura, dunque, e' stata una scelta. E perche' chi sceglie di vivere della propria arte, scrivere o cantare che sia facendone un vero e proprio lavoro; perche' non deve vederselo riconosciuto? Uno scrittore, per l' Italia, non esiste. Non produce dunque non lavora. Percio' io, come molti di voi, non siamo. O almeno questo, probabilmente, si vorrebbe da noi. Il pecora pensiero, il nichilismo allo stato puro in una nazione che paradossalmente ha fondato le proprie radici sull'arte, su scrittori, pittori, attori e cantanti che l' hanno fatta e ancora la fanno grande. Si potrebbe allungare l' elenco scivolando nella scienza dove menti illustri volano oltre l' oceano, per sfuggire ad un' Italia matrigna, e puttana. Ma questa e' un'altra storia.
Credo che arrivino momenti nella vita nei quali sia necessario fare una scelta, e prepararsi a vivere e morire di questa scelta. Con coerenza e dignita'. A trent'anni l' ho fatta: in un contesto ristretto come quello nuorese ho chiesto il divorzio dal padre dei miei figli, per violenza. Ho pagato la scelta con tre tentativi di omicidio, l'ultimo dei quali, per strangolamento ed accoltellamento, mi ha lasciata tra la vita e la morte.Ho pagato con l'indifferenza delle gente, le cattiverie da bar e quelle (sic!) delle donne che, donne, per prime avrebbero dovuto capire, non giudicare. Faccio notare al lettore che nel nuorese e provincia e' altissima la percentuale, in proporzione al resto d' Italia, di violenze alle donne tra le pareti domestiche. Altissima pure la percentuale di alcolismo tra donne. Eppure si tace. E si nasconde. E chi denuncia, come ho fatto io, viene giudicata una cattiva, una spostata. Ancora oggi, siore e siori. Senza una lira in tasca, a trent'anni anni e con il mio ex marito in giro per la citta' nonostante il tentato omicidio; presi i miei figli ( perche' ne ho fatti quattro, addirittura mi sono sentita chiedere. Perche' credevo fermamente come credo nella famiglia. Perche' la malattia mentale di mia madre mi ha lasciato nell' anima un solo desiderio, con radici nell' infanzia: quello della stabilita' emotiva, della sicurezza. E solo una famiglia che ami e ti ama, e' in grado di darti tale sicurezza. Figli voluti dunque. E non sta a nessuno giudicare se per incoscienza o troppo amore. La sicurezza, certezza, che ora ho con Gabriel al mio fianco.) e lasciai la casa che li aveva visti nascere, ma che non mi apparteneva. Quanto sarebbe tutto stato piu' semplice, quanto dolore mi sarei risparmiata, mi sono detta spesso, se avessi scelto l'altra strada, quella del silenzio. Ma poi vedo e scrivo di donne con gli occhi spenti, il dolore e la frustrazione dipinti in faccia e mi dico no, devo scrivere anche per loro. Perche' scrivere e' un dono, sapete? E come tale va condiviso.
Coltivato, carezzato con dolcezza e passione, costanza. Dignita' e purezza. Cosi' ho sempre difeso la mia arte. E cosi' faro' sempre.

Grazie.

Prof.ssa Giovanna Mulas

Bruno Bartoletti
(Montetiffi di Sogliano al Rubicone, 1942)
luca.bart@alice.it.

Poeta, scrittore, critico letterario e saggista. Ha pubblicato: Trasparenze - Frammenti di Memorie, Le radici , Parole di ombre. Ha istituito con l'omonima Associazione Culturale il premio nazionale di poesia "Agostino Venanzio Reali".


Cara Giovanna,
Il nostro incontro e' stato ed e' davvero straordinario. In primo luogo per le modalita' con cui e' avvenuto, cosi' casuale, non cercato, tanto che si potrebbe affermare che una mano sconosciuta ne ha tirato le fila, se la nostra coscienza e la nostra formazione non credesse che il destino e' nelle mani dell'uomo, come afferma Erich Fromm. In secondo luogo per l'intesa e la complicita' nate da subito, senza alcun preavviso, senza necessita' di studio e di tempi, istantanee. Ed e' come se da sempre noi ci conoscessimo, come se da sempre noi ci fossimo incontrati. Ora mi chiedi una breve riflessione sul tuo ultimo lavoro "Inframmentos". Lo faccio molto volentieri, spontaneamente, lasciandomi anch'io travolgere e avvolgere dalle emozioni che questo viaggio comporta. Credo che la poesia e l'arte in genere rappresentino un eccezionale strumento di salvezza, un abile modo per guardarsi in profondita', per capire se stessi e gli altri, per aiutare l'uomo a riflettere e ad uscire dalle nebbie della solitudine, artista o "poeta minatore" secondo una nota espressione di Giorgio Caproni. Inframmentos e' un libro di introspezione, un viaggio nel se', nella ricerca, attraverso i ricordi di emozioni perdute. Me lo dici tu stessa scrivendomi: "Inframmentos (in sardo fonde le parole in fra ammentos, nel mio stile. Significa letteralmente in fra i ricordi; quindi fra i ricordi. Il titolo originario era inframmenti; un poco come dire frammenti della mia mente... . Poi il mio sardo fuocosangueanima ha ancora una volta avuto la meglio)". Cosi', dalla mia barca da tempesta, come dici, ecco spuntare questo viaggio verso la conoscenza, come lo era per gli antichi, una specie di viaggio dantesco, di cui non a caso citi i primi versi dell'Inferno, come a dire che anche tu, come Dante, smarrita, cerchi la via della salvezza, perche' "queste persone sono treni che passano, e prima o poi arrivano, ti sfiorano e forse t'investono lasciandoti i pezzi di cio' che eri". Metafora anche questa, il treno come la barca, su cui, per caso o per scelta siamo saliti, metafora come quell�altra di Mario Luzi che cosi' intensamente evidenzia la precarieta' di un viaggio o lo stato di questa umanita' sempre in bilico tra la paura e la speranza:

...

La brigata dispersa si raccoglie,
si conta dopo queste mareggiate.
Tu dove sei? Ti spero in qualche porto.
L'uomo del faro esce con la barca,
scruta, perlustra, va verso l'aperto.
Il tempo e il mare hanno di queste pause.
(Mario Luzi, Sulla riva, in Onore del vero)

Prima di tutto la parola dunque, e tra queste soprattutto la parola poetica, metaforica, allusiva, plurisignificante, di cui il treno (anticamente la barca) ne e' il simbolo evidente, metafora di un viaggio che non ha ritorno e di viaggiatori che, pur restando insieme, rischiano di non conoscersi affatto, come lo e' troppe volte nella vita di tutti i giorni, pur sapendo che "e' stato l'unico viaggio, quello nella tua vita".
Cosi' si apre il tuo libro e mi sembra altresi' evidente come questa simbologia ci voglia portare alla ricerca e alla conoscenza di un senso, di un significato della propria esistenza. I ricordi dell'infanzia sono prima di tutto ricordi di mare, di quel mare, il mare sardo che ti riempie lo spirito, cosi' presente in tanti tuoi lavori, che ti respira sulla pelle, un mare che toglie e dona ("l'odore del mare sardo te lo porti appresso sempre") in una ricerca linguistica attenta e arricchita da un vocabolario sardo concreto e vivo e da termini assorbiti e fatti propri quasi con violenza come ad indicare rabbia ed orgoglio e dignita' di artista e di donna, fino ad arrivare all'episodio per tanti versi centrale, descritto con una simbologia minuziosa e attenta: aquila e' corvo, riferimento alla violenza subita, al buio che ne seguiva, alla notte. Dignita' di artista e di donna sarda, come lo sono tutte le donne sarde, cos� austere e cosi' piene di quella linfa vitale (sas muzeras de chelu e de Bentu) che ne fanno le vere domina della casa. Eppure cosi' simili, in questa associazione panica, a quella terra per un verso arsa e battuta dal sole e dall'altra ricca di rubini e fichi d'india. Il drammatico fatto centrale della violenza subita, non a caso, viene preparato da questa descrizione, da questo amore viscerale per sa terra sarda mea e tu, come tralci delle viti squassate dalle piogge, hai potuto, solo potuto uscirne attraverso la parola, in particolare la parola poetica. E' dunque un libro testimonianza, una ricerca che faccia luce, un libro significazione dalla poesia alla conoscenza filosofica, entrambe strumento che porta l'uomo alla verita' suprema, all'Essere attraverso l'Amore. Tu me lo racconti, sotto il velame allusivo dei simboli, come la salvezza si raggiunga attraverso le tre tappe fondamentali: la Poesia, l'Amore, la Conoscenza. E' questo il nuovo itinerario dantesco; anche il buio, il dramma della violenza si puo' vincere con la forza dell'Amore e poi della Ragione, di cui sono testimonianza i romanzi. Domo del Viento, come tu scrivi, e' nato con Gabriel: morte e amore/poesia "un gennaio morii e nell'altro rinacqui". Ma soprattutto e prima di Domo del Viento, Lughe de Chelu (e jenna de bentu) romanzo che, come mi hai scritto, "ha segnato un'importante tappa nella mia maturit� stilistica; e' nato nel dolore, fenice che vede un'alba nuova seguita al tentato omicidio e quindi la forte depressione che, per troppo tempo, mi ha tenuta lontano dalla scrittura, dalla vita stessa. Periodo in cui il mio scavo interiore s'e' fatto profondo e consapevole, inevitabile, vero". E hai di nuovo scritto, sottolineato e ripetuto cio' che in Premessa al romanzo avevi dichiarato: "Il libro e' (...) sgocciolato da una mente ad un foglio, da un cuore ferito nell'intimo e, percio', autentico. E' sin troppo facile precipitare nelle profondita' della propria psiche; impresa ardua e' risalirne sani, l'uscirne indenni. E' un viaggio.".
E' dunque un viaggio, ritorna questo tema del viaggio. La parola, la parola poetica e la metafora linguisticamente sono un viaggio, l'andare oltre. La ricerca e' simbolicamente un viaggio. Me l'hai scritto: "La mia scrittura e l'eterna ricerca di una verita', in quel momento, hanno rappresentato quei remi che hanno tenuto a galla la mia barca in preda ai venti." Scrittura e' verita': e' una dichiarazione di poetica, e' la salvezza orfica, come lo fu per tanti che hanno fatto della letteratura una ragione di vita, una testimonianza dell'essere nella storia. E' il tema dell'Odisseo che si ripete, ma che non naufraga come lo fu per Pascoli sugli scogli dell'Ultimo viaggio, ne' rifa' a ritroso il cammino cercando e trovando un'altra identita'. Questo viaggio ha una sua meta che si chiama Conoscenza, e' un approdo che si chiama Amore e in arte e' l'arrivo al tuo ultimo romanzo Domo del Viento (cartas de amor all'essenza di rosa) di cui mi scrivi: "Ti renderai conto delle differenze stilistiche e di continue sperimentazioni letterarie, della ritrovata serenita' personale grazie all'amore, pulito e vero". Se Lughe de Chelu rappresenta la ricerca della Verita', illuminazione e raziocinio, di cui la porta del buio era un elemento necessario perche' diventasse porta della Conoscenza e, in ultima analisi, strumento per "portare allo spasimo narrativo il dolore di una donna che ha fatto della sua liberta' l'unica bandiera", Domo del Viento, fusione di culture, luoghi, lingue diverse, rappresenta l'elemento catartico, la contemplazione del vissuto e la ricerca sperimentale, possibile solo quando si e' raggiunto nella vita una fase di equilibrio e di armonia. In questo percorso un'altra donna, un'ombra di donna ti accompagna dovunque, e negli anni ella stessa si e' gradualmente trasformata, un'ombra tragica di Vita-Morte/Bene-Male, legata a una concezione tragica di Madre/Terra e Donna/Madre: e' la mama de sa suferentzia, la Madre della sofferenza e' la Mater Doloris, la cui prima stesura risale al 1994 ma che ti accompagna in tutti questi anni come una figura con cui fare i conti, fino alla sua stesura definitiva nel 2004, Mater Doloris- mama de sa suferentzia. Romanzo anche questo dunque autobiografico, un alter ego di Giovanna Mulas "In questo preciso istante esiste una Giovanna Mulas inglese che, su di un foglio bianco rubato alla cartella scolastica del figlio, scribacchia appunti per un romanzo che difficilmente, oggi, verra' compreso" ma la vita e' fatta di ieri, di oggi, e di domani, e domani e' gia' oggi".
Ed e' una bella pagina piena di poesia quella in cui racconti la genesi di Mater Doloris, con quella rosa i cui petali sono "gocce di tramonto di sole" e l'odore l'odore unguento di miele antico, cantico, anima, vita". La porta del buio e' la porta dell'eOltre che bisogna varcare, che gia' si preannuncia come ricerca anche questa di Verita', come testimonianza di un itinerario tutto giocato "sul tempo, sugli universi paralleli, astratti e concreti".
Ci sono, me lo racconti indirettamente, dietro o dentro questi romanzi, oltre alla ricerca di un viaggio che tende alla Verita', l'altra parte di te, quella che fa tutt'uno con la propria terra, perche' di qui ancora l'Odisseo, mai vinto, un giorno e' partito nel FatoMare, l'Odisseo in cui ciascuno si riconosce, pronto a partire per il folle volo alla ricerca di una liberta' sempre desiderata. Non poteva essere sentito e descritto diversamente questo attaccamento alla propria terra - Sardinia mea amada - alle radici dove riconoscersi ed essere, esistere. Non si esiste che nella propria terra "Vengo da terra figlia del mare". E diventa allora questo canto, il canto della liberta' e della conoscenza, perche' solo un uomo che conosce si sente veramente libero. Si fissa nella mente come un comandamento cio' che scrivi, suprema verita': "Se gli uomini fossero naturalmente in grado di capire La Verita', non avrebbero piu' bisogno di leggi che li governino perche' nessuna legge e' superiore alla sapienza; solo una ragione naturalmente libera, e vera, non e' soggetta a nulla che' al Nulla e' superiore. E solo chi sa che nessun uomo e' veramente degno della sapienza, davvero sa. Uomo, fragile uomo che solo una goccia d'acqua basta ad ucciderlo. L'unica tua dignita' sta nel pensiero, nella conoscenza che quello puo' darti". Il libro, apparentemente frammentato, in realta' risponde ad una sua precisa architettura di spazi e di tempi. Nulla e' casuale e risponde ad un preciso organismo architettonico: un viaggio la cui salvezza nella ricerca della Verita'/Conoscenza deve passare attraverso la porta del Buio, dell'Amore per arrivare alla Parola, alla Scrittura, una scrittura che non puo' essere solo catarsi o pathos, canto della bellezza e della contemplazione, bensi' ermeneutica, risposta alla domanda di salvezza dell'uomo, studio e ricerca, pur nella fragilita' che l'essere umano evidenzia, con la stessa ansia di risposta cantata da Edgar Lee Masters:

Dare un senso alla vita puo' condurre alla follia
ma una vita senza senso e' la tortura
dell'inquietudine e del vano desiderio
e' una barca che anela al mare eppure lo teme.
(Edgar Lee Masters, George Gray, in Antologia di Spoon River)

Ora, a questo punto, altre sponde per altri viaggi ti si aprono e su quei treni, sperduti viaggiatori, un giorno altri saliranno, forse per un incontro o semplicemente solo per un saluto. Chissa'! E' il nostro infinito viaggio di parole, le sole uniche parole, testimonianza di salvezza, di uscita dal buio, per guardare Oltre la porta dove sta la suprema Verita' e la Conoscenza, un po' come l'uomo del faro dei ben noti versi di Mario Luzi.
Ora lo so con certezza. Chi voglia conoscerti piu' a fondo, non puo' fare a meno di percorrere questa tua ultima analisi introspettiva, questo indispensabile documento di poetica e vissuto insieme, come fece Edgar Allan Poe dopo aver composto "Il Corvo", come fece Thomas Mann spiegando agli studenti di una ben nota universita' americana la filosofia della composizione di "La montagna Incantata". Il lettore ora sa, quel lettore, che tu ringrazi sempre a conclusione delle tue opere, ora sa; e questo ringraziamento e' anche un modo per colloquiare a bassa voce con chi ti sta di fronte; non dunque scrittura asettica sulla pagina bianca, ma scrittura che parla, si mette in rapporto e cerca delle risposte.

Sogliano al Rubicone, 18 gennaio 2006

Antonio Cianci, carcere di massima sicurezza, (320)
Spoleto, merc. 07-01-2004, ore 20,45


Ciao carissima Giovanna,
spero di trovarti bene te e i tuoi cari, cosi' ti assicuro anche di me.
Prima che la guardia chiamasse per darmi la tua lettera, stavo guardando dalla finestra le montagne e pensavo quando ci andavo quando stavo fuori per riposarmi e per meditare immerso nel silenzio della natura e della maestose montagne innevate, era bello passeggiare tra i ruscelli, gli abeti i prati in fiore, metteva in contatto con il Creatore noi sue creature. Spero che hai passato bene le feste, con i tuoi cari, che quest'anno buono porti qualcosa di buono. Mi piace i tuoi libri, specialmente quello coi tuoi figli fa molto riflettere e penso che oggi, piu' che mai nella societa' dove i mezzi di comunicazione ci sbattano in faccia vari modelli e idoli da seguire, ma quelle persone belle, potenti, ricche, di successo e dicono usa questa crema e diventerai bellissimo, prendi questa pillola e diventerai magrissimo, compra questo e avrai risolto ogni problema, telefona a quel cartomante o mago e risolverai ogni problema di lavoro, salute, soldi, amore.
Una societa' dell'usa e getta, se una persona non produce e' da eliminare. Quanto allora e' importante formarsi una coscienza propria, avere dei saldi valori che non durano solo un istante, ma che resistono per sempre. Quanto e' importante non essere delle pecore che seguono il gregge, la massa, ma saper andare se c'e' bisogno anche controcorrente, anche a costo di essere indicato, emarginati, esclusi.
Speriamo nel buon Dio. E come ti ho scritto alle prime lettere, serve oggi una grande forza morale, dei sani principi, valori come liberta', verita', pace, giustizia e molti altri sembrano scomparire dal nostro orizzonte umano. E' importante credo che ogni persona deve contribuire a creare un mondo piu' giusto, piu' bello, ed ognuno e' chiamato a fare ed a dare quello che puo', perche' ogni goccia d'acqua aiuta a formare il mare, cosi' anche noi. Purtroppo e' vero tante volte, vedendo come vanno le cose, e' facile farsi prendere dallo sconforto, dalla delusione, dalla tristezza. Ma se crediamo in alcuni valori umani vale la pena darsi da fare per farli riemergere a chi ancora non ne e' venuto a conoscenza. Stai certa che non siamo soli in questa lotta tante persone unite da ideali comuni, stanno cecando di costruire qualcosa di nuovo, di sano, di meraviglioso. Ognuno e' chiamato a fare la sua parte, nell'ambiente in cui si trova con le persone che lo circondano ma prima di tentare di cambiare gli altri dobbiamo cambiare noi stessi, per cercare di avere un cuore grande capace di amare e perdonare.

Spero di non averti annoiato, o fatto addormentare con i miei discorsi. Ora ti scrivo i miei pensieri:


L'INFERNO DEI VIVI

Hai mai sentito parlare dell'inferno dei vivi?
luogo sconosciuto privo di liberta' e ogni diritto.
o ne ho sentito parlare perche' ci vivo.
Vivo in quest'inferno.
Dimenticato d'ogni bene e d'ogni affetto.
Trascorro questi giorni nell'ansia e nell'agonia.
Disteso come un cane, su un pagliericcio infame.
Aspetto che l'inferno si spenga all'improvviso.

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