Tratto dal saggio "Penelope che parlava alle Pietre-LetteraturAnima e l’Oltre-" - 2004
Tra i miei libri uno m’ occupa dentro quella parte più intima, e segreta, e amata. Il romanzo è "Lughe de chelu (e jenna de bentu)", trad. Luce del cielo (e porta del
vento), parzialmente autobiografico, scritto in tre mesi, di getto, d’istinto puro, di dolore, di vita e di morte, di sopravvivenza. L’ho scritto nel momento più difficile
della mia esistenza ; quando pensavo convinta, da donna e madre prima che scrittrice, che mai più sarei stata in grado né di scrivere, né, soprattutto, di vivere. Ed una
sorta di pudicizia bambina, figlia di retaggio culturale prisco, ancorato alla pelle sarda prima che alla mente ; m’ ha accompagnata per tanto, forse troppo tempo, prima
di riuscire a parlare del libro con la libertà che merita, prima di comprendere io stessa, autrice, che la mia libertà poteva divenire col tempo, tramite l’opera e
l’esperienza, libertà d’altre libertà. Il libro è "(...) sgocciolato da una mente ad un foglio, da un cuore ferito nell’intimo e, perciò, autentico. E’ sin troppo facile
precipitare nelle profondità della propria psiche ; impresa ardua è risalirne sani, l’uscirne indenni. E’ un viaggio.". A questo viaggio nella mia Sardegna ( e non
basterà una vita per arrivare alla sponda che questa barca di venti deve e vuole disperatamente toccare), amo applicare, a freddo, una sorta di simbologia blakiana a
partire dal titolo stesso del libro : Lughe de Chelu (e jenna de bentu) . Lughe, Luce, luce = illuminazione, raziocinio = Verità ; l’uomo, durante l’intera sua esistenza,
altro non fa che tentare d’ attraversare il ciclo vitale metabolizzato, semplificatamene raffigurato da una circonferenza. Il cerchio ; Partoriente Cosmica. Qualunque
strada, via, di questa circonferenza l’Uomo deciderà d’intraprendere nel corso della propria vita, prima o poi dovrà confluire al centro ; aspirare a rientrare nel ventre
materno e creatore, il punto nodale, la Luce, la Verità Suprema, ipotetico Simurgh. Mai penetrarla, giacchè non è umano essere totalmente nella verità ; ma ritrovarla-ché
la si ha sempre avuta nell’anima, pure quando la si ha ignorata-, sfiorarla, comprendere qual’ è La Libertà che tende a far volare, da aquile, sopra la colpevolizzazione
dell’idea aliena, far attraversare il bene ed il male uscendone immuni e riconoscendo il confino dell’uno e riconoscendo il confino dell’altro, quando esiste ;
attraversarli senza calpestare la libertà altrui. Mi domando se sia possibile, mi dico che, spesso, l’umana idea di libertà incatena l’uomo che anela alla libertà più
d’ogni altra azione volta alla ricerca della libertà. Mi dico che l’uomo è uomo e non àbila (aquila). E allora vi domando : se per un aquila è possibile volare e nel
contempo planare sulla terra e le è indispensabile farlo per sopravvivere, perché per l’uomo è così difficile aprire le ali -che solo l’aspirare alla verità/conoscenza
può regalargli- e volare in alto ( In su bentu ? Nel vento ?) Solo il volo della mente ("Chelu"= Cielo), tramite la conoscenza, può permettere quello del corpo, e così
trascinerà l’anima che, forse davvero, finalmente libera, avrà il bene, e avrà il male, e non amerà solo il primo (non amerà solo l’oro), e non temerà solo il secondo
(non disprezzerà la semplicità, la mutabilità/immutabilità, fissità della pietra) perché entrambi saranno, come sono, Verità. All’aquila il volo, alle pecore si lasci
aggregazione repressa e depressa, transumanza ciclica. E’ il bruco che muore, ma è morte la sua se poi vedo la farfalla ? E’ il fiume nel mare, che si perde. Il mare,
in sé, avrà un fiume in più : il fiume non si è perso, dunque, è solo parte dell’immenso mare. Quell’immenso mare chiuso nel Fato/Dio d’ ogni uomo. "Jenna" è uguale a
Porta ; l’ingresso a ciò che rappresenta il dopo ; non necessariamente il Dopo-La-morte ; amo interpretarlo come la scoperta reale del sé, del proprio io, delle
possibilità, concrete o virtuali, intrinseche in ogni uomo. Blake e Gibran, in viaggio verso la conoscenza, sono riusciti ad affogare nella propria mente, nei fantasmi
che s’ agitavano dentro quel labirinto e risalirne, al contrario di Nietzsche, indenni. La porta : penso a Proserpina che, rapita da Ade per divenire sovrana del suo
regno sotterraneo è costretta a varcare la Porta del Buio.
"Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate". La chiamo Porta del Buio. Si ribaltino immagine e pensiero ; la Porta del Buio non diviene, forse, Porta della Conoscenza ?Buio per la Luce, dunque, sofferenza o patimento, comunque attraversamento della propria parte inconscia e quindi apparentemente rifiutata ché sconosciuta del sé (l’idea
umana di morte non genera forse immotivato timore dovuto alla comune ignoranza del dopo, se dopo esiste ? Anche qui, allora, la superbia umana ha il sopravvento sul
raziocinio ; voler necessariamente credere ad un dopo è ritenere d’essere degni di un dopo. Il bruco muta in farfalla e lo fa d’istinto, senza sapere ciò che muterà in
lui, ciò che in lui morirà e ciò che sopravviverà. Ma il bruco sente la sua mutazione, e la favorisce d’istinto, cibandosi e preparandosi, chiudendosi a bozzolo. Non
pensa che ci sarà un dopo e quindi di conseguenza non è convinto d’esserne degno, perciò non vuole esserlo. Ecco perché, poi, diviene farfalla. Il perché del volo.),
l’ Inconscio per il Conscio, un viaggio nel pensiero necessario ad ogni uomo per definirsi tale e per avvicinarsi, ancora e finalmente alla verità che gli è dovuta.
La tragedia, apice della narrazione, è imminente ; respirabile nell’inquietudine del mare servo e padrone sardo. Tragedia, Vita-Morte/Bene-Male (buio per la Luce) che
in Mater Doloris-mama de sa suferentzia ho voluto accentuare, legandola al potere di una Madre Natura che muove la terra a dispetto del raziocinio, della conoscenza umana.
E’ l’eterna, impari lotta tra Madre/ Terra e Donna/ Madre, Madre della Sofferenza ; femmine creatrici primordiali, forse identificabili, gemelle e vasi, destinate al
dolore ma, comunque, portatrici di Vita. Ritengo Mater Doloris (la sua prima stesura risale al 1994, riveduta nel 1998 e aggiunta della parte sarda ; la "mama de sa
suferentzia", che scorre parallelamente, stridente, all’influenza narrativa americana e anglosassone di "Mater Doloris", nel 2004) romanzo sperimentale - esperimento
avviato nel 1994 con Passaggi per l’Anima ; inconsapevole antesignano di Lughe de Chelu (e jenna de bentu)- : fusione tra culture e luoghi, lingue, binari diversi che,
al culmine della narrazione, s’incrociano toccandosi soltanto una volta nel libro (L’Anna sarda, figlia de sa mama de sa suferentzia, l’Elvira, e che, divenuta donna,
lavora come cameriera in un pub londinese. Lì incrocerà per un istante tempo, cultura e destini con l’Anne inglese, figlia della Mater Doloris ; la prima, semplicemente,
le servirà la colazione. La seconda, donna in carriera, ne noterà dolcezza di modi e costumi diversi : Tu sei donna, tu sei diversa. Intuisco che hai qualcosa dentro che
ti ha fatto soffrire,hai conosciuto il dolore, come me.E solo questo ci accomuna e, per questo, d’istinto, mi piaci. Ma l’incrocio dei destini tra Mater Doloris e Mama de
sa Suferentzia finisce nell’istante stesso in cui avviene.
Cos’è un poeta se non un profeta ? Catalizzatore messianico, rivelatore di verità eterne. E le sue parole devono divenire macchina narrativa potente, appassionata, fonte
di emozione catartica congegnata con perizia, per colpire il libero arbitrio. L’ Uomo/Poeta non s’identifica con la natura ma è Natura ; ha inconsapevolmente in sé, come
il bruco ha già la farfalla, il microcosmo rappresentazione dell’Uno e del Trino, personificazione di al-Insan al-Kamil e del macrocosmo ch’è l’universo ; microcosmo
fondato sui quattro zoa : aria, terra, fuoco, acqua riassunti nella Diade Sacrale del fuoco/ragione. Ho il fuoco ed ho l’istinto, la passionalità, l’impulso primordiale,
ho la ragione e la pacatezza dell’acqua, quel lasciare scorrere com’è giusto che le cose e gli eventi scorrano, la spiritualità dell’aria : l’aspirare al volo, alla
verità, al cielo, all’Alto, alla luce ; ho la terra, Mater Doloris, un ciclo che finisce affinché un altro, più grande, cominci. Che altro è questa vita se non un
alternarsi di maree, ansiti di cicli di luna ?. Credo in una MadreTerra, Natura fecondatrice e fecondata, Jana Liberatrice, e liberata, peripatetica, Luce del tutto.
Le Pietre hanno Anima fatta di secoli ; quante cose potrebbero dire, le pietre, se potessero parlare ? Quante nel bene e quante nel male ? Ed il Mare... . Vengo da terra
figlia del mare, Rèina, Regina e schiava ancora che disconosce, disprezza le sue forze ; resiste in acqua apparentemente ostili ma dove venti ed onde, in realtà, ne
aprono le strade, carezzano e limano ogni asperità rocciosa, ne plasmano tempi passati e futuri. E’ presto, è presto. E’ presto, penisola MadreMatrigna, è presto per te,
Sàrdinia mea amada. Sei bozzolo, ancora, bozzolo incerto e incauto dove i nuragici si chiudono per non dispiegare le ali ma, Madre, Tu lasciali andare, lascia che volino
incontro a quel monte e non ha importanza se, di quel monte, non si vedrà cima. Ma volino, ognuno Odisseo finalmente, nel FatoMare (fato finito e limitato da legge
assoluta. Finito non solo come attuazione ma anche come sostanza, conciliante col libero arbitrio dell’uomo). Odisseo, UomoElemento ed il suo microcosmo, ancora. Cos’è
l’Uomo se non Fuoco/Ragione ? Cos’è la Natura se non tripudio di creazione, sonnambulismo astratto e ciclico, placebo di sensi. Fuoco Ragione, Amo Odio, Bene Male ? E’
male il fuoco chè segue l’istinto, pulsione dell’Io senza gabbie, la passione, forza primordiale ; Natura allo stato puro e brado ?. E’ bene il raziocinio che annulla
l’impulso riducendolo schiavo di miseri, solitari neuroni e labirinti d’Arianne , servo di chi nulla supporta se non ciò ch’è già scritto, banalmente studiato e insegnato
da chi non rompe il Circolo di Pietra, da chi odia l’Assassino delle ore mille volte battute e ancora da battere, sempre uguali. Libertà che, nell’uomo, sta
nell’identificarsi con la legge di necessità che lo governa (seppure la coscienza che l’uomo ha di essere libero non è prova sufficiente per concludere che lo sia
davvero), e dignità, nel bene e nel male, di MenteAzione ché la meta ultima della ragione vibra nel suo superamento. Libertà di Natura, forza statica e indiscutibile
della Pietra, che parla senza parlare. Il bene, il Male.
Se gli uomini fossero naturalmente in grado di capire La Verità, non avrebbero più bisogno di leggi che li governino perchè nessuna legge è superiore alla sapienza ; solo
una ragione naturalmente libera, e vera, non è soggetta a nulla chè al Nulla è superiore. E solo chi sa che nessun uomo è veramente degno della sapienza, davvero sa.
E se la saggezza consiste nell’esperienza (la saggezza distorta confina nella follia), merita la saggezza il conoscitore che rinuncia ad iniziative concrete per viltà o
ritegno o, come definito da Erasmo, l’insensato, l’impulsivo (gli impulsi, nella loro totalità, riguardano l’irragionevolezza), il derviscio danzante solitario che non
valuta conseguenze di ogni iniziativa e riceve insegnamento non dai libri ma dall’esperienza, dalla vita stessa ? E’ l’istinto di sopravvivenza della specie che accomuna
il penso ed il non-penso da un’esistenza che ci è creditrice ; gli uomini possono sopravvivere solo mettendo tra parentesi i propri mali e solo l’impulso, l’istinto
consentono loro di farlo. E’ Narciso che si specchia e la sua immagine riflessa, adorata e temuta, l’inghiotte. Il suo inconscio l’inghiotte e il Narciso ha la
conoscenza. Conscio per Inconscio, morte per vita (e quanto è imperiosa, la Vita !), buio per luce.
Lascio a pecore e muflone, aspiranti Iperborei, Dionisi sobri, navi in attesa d’alta marea che annaspano per restare a galla, femmine affamate che studiano lo studio
altrui per insegnarlo (E ribu mudu tiradore), avide ; la transumanza ciclica e necessaria. Io, Aquila, volteggio ed un occhio solo al pellegrinaggio, volgo. Io, Mare,
trascino. Io, féminamascru, con le mie parole scritte ascolto. E ciò che non conosco, lo immagino.
E solo a te, Impermeabile Pietra, con la mia Arte m’inchino, e davanti a te aspetto, e respiro, e tesso.